JESI, 9 ore al pronto soccorso e complicanze per una zanzara

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«La guardia medica ci invia con foglio di urgenza al pronto soccorso: una volta lì con nostra grande sorpresa assegnano un codice verde nonostante mia madre, 80enne, abbia tutta la gamba, dal piede all’inguine, rossa paonazza, infiammata e gonfia. Dopo nove ore finalmente un medico la visita e ci dice che avevamo atteso troppo a lungo. E’ davvero incredibile».

E’ arrabbiato Luciano Montesi, titolare della stazione di servizio Agip di via Roma. La disavventura con sua madre è iniziata sabato pomeriggio e non si è ancora conclusa. «Se mia madre non si rimetterà in forza, ci muoveremo per far valere i nostri diritti» annuncia Montesi che ripercorre la vicenda: «Tutto è iniziato venerdì, quando mia madre è stata punta all’altezza del piede da una zanzara. Ha iniziato a grattarsi, è anziana e non si è resa conto che stava producendosi un’infiammazione. Poco dopo le è salita la febbre così sabato l‘ho accompagnata alla guardia medica che, vista l’importante infezione in atto ci ha inviati al pronto soccorso. Ma un volta arrivati qui, a pochi minuti dalle 17, il triage (un infermiere le cui indicazioni costituiscono ordine di priorità di visita per il medico, ndr) le ha assegnato un codice verde. Solo che la situazione era seria e stava peggiorando, così alle 21 il codice è diventato giallo (cioè quello che si assegna a chi non è in immediato pericolo di vita, ma necessita urgentemente di un controllo medico, ndr). Mia madre ha atteso altre cinque ore e quando, alle 2.10 è entrata nella stanza del medico con mia sorella la prima cosa che si è sentita dire è stato: “Ma come si fa ad attendere tutte queste ore in queste condizioni?”».

Come a contestare l’operato di chi l’aveva vista nelle ore precedenti, evidenziando che si trattava del turno precedente. «Fatto sta – aggiunge – che mia madre ora è ricoverata in Medicina (al Carlo Urbani, ndr) perché l’infezione era in circolo e mi hanno detto che necessiterà di una lunga terapia e degenza. Non so bene quanto. I vertici Asur debbono augurarsi che mia madre uscirà con le proprie gambe come quando è entrata oppure dovranno spiegarci perché tutta quell’attesa nonostante la situazione fosse così grave, come aveva del resto riconosciuto il medico di guardia che invece di prescrivere una terapia, vista la situazione, ci ha inviato d’urgenza al pronto soccorso». «Abbiamo alcune proteste per le lunghe attese al pronto soccorso – ha spiegato nei giorni scorsi, in commissione consiliare, la direttrice sanitaria Virginia Fedele – ma devo dire che non registriamo un elevato numero di contenziosi legali».  (Il Resto del Carlino)

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