L’Ancona che sarà… I progetti…

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L’Ancona che sarà, anzi l’Ancona che vuole essere si è svelata. Comune, cittadini e professionisti dei vari settori hanno fissato i tratti somatici che la città dovrebbe avere nel 2025 e il futuro identikit del capoluogo è stato presentato mercoledì pomeriggio all’auditorium della Mole. Il piano strategico illustrato a una platea gremita si snoda nei 5 progetti tracciati negli ultimi due anni con la partecipazione degli stessi cittadini. Agli incontri di Open Sapce Tecnology, avviati a settembre del 2015, hanno partecipato 350 persone che hanno lavorato in 45 gruppi da cui sono emerse le linee guida su cui sviluppare l’Ancona di domani. Progetti da circa 70 milioni complessivi. «Negli ultimi due anni abbiamo deciso di procedere con due modalità- ha spiegato l’assessore al porto Ida Simonella– costruire la nuova visione intorno all’identità del rapporto tra la città e il mare, ma abbiamo anche deciso di iniziare a progettare e in parte abbiamo attuato alcuni di questi progetti». Il Sindaco Valeria Mancinelli, dallo stesso palco, annuncia l’avvio di altri percorsi: «In questi giorni abbiamo aggiudicato la gara per la scelta dei progettisti per la ristrutturazione dell’ex Verrocchio, c’è anche l’ida di riqualificare l’ex mattatoio di Vallemiano in cantiere per il 2018. Il piano strategico- spiega il primo cittadino-è uno strumento che estrae dalla comunità quello che c’è di comune. Per questo non l’abbiamo pensato come uno strumento accademico, ma come un percorso organizzato nel quale i singoli cittadini, le istituzioni, i portatori di interesse e molte articolazioni della comunità hanno interloquito».  La prima visione che cittadini e Comune hanno dell’Ancona futura riguarda lo sviluppo del Lungomare nord con la costruzione di un parco sul mare a valle della frana con tanto di pista ciclabile. La seconda è la riqualificazione della passeggiata degli Archi, la terza si riferisce al restyling dell’area circostante la Mole con 8 milioni di euro già a disposizione per realizzare anche un tracciato ciclopedonale che collega il Lazzaretto a Marinadorica al posto dei binari in disuso. Il quarto progetto si riferisce alla passeggiata da mare a mare che sarà arricchita dagli interventi sul Mercato delle Erbe, piazza Pertini, palazzo della Provincia, ex Savoia e Galleria Dorica. Il quinto riguarda il porto e il waterfront che include la trasformazione di Palazzo degli Anziani in un centro di accoglienza turistica multimediale e la realizzazione di una terrazza pubblica vista mare in piazza Dante Alighieri. «Il Piano Strategico è un fatto anche culturale, perché questa amministrazione anziché dotarsi dei migliori specialisti ha preferito interagire con i cittadini e ascoltarli- ha detto il direttore del piano strategico Giancarlo Gasparini– non esiste il concetto di informare ma quello di comunicare». Il responsabile del progetto, Claudio Centanni, ha precisato che il piano strategico: «è tutto fuorché un piano regolatore, dai tavoli di confronto è venuto fuori che quello che la città chiedeva era una maggiore qualità».  Il porto e il mare sono i principali motori di sviluppo dell’Ancona del futuro. «Tutti noi anconetani dobbiamo essere orgogliosi che al porto oltre 5 mila persone lavorano tutti i giorni» ha detto il presidente dell’Autorità Portuale del Mare Adriatico Centrale, Rodolfo Giampieri. «I settori coinvolti sono tantissimi: la cantieristica, la logistica, la pesca, i traghetti, tutto con l’unico comune denominatore dell’innovazione. Il cantiere non costruisce batane, ma yacht e navi da crociera tra le più belle del mondo. Questo è l’orgoglio di un punto di partenza per il quale ringraziare imprenditori e lavoratori. Alla presentazione hanno preso parte anche il rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Sauro Longhi, il presidente della Camera di Commercio Giorgio Cataldi, il sociologo Aldo Bonomi e il direttore di UBI Banca Popolare di Ancona, Nunzio Tartaglia: «Ancona nel futuro può dire la sua in tre ambiti- spiega Tartaglia- lo sviluppo della cantieristica e del turismo, dei servizi intesi come sanità e l’università e servizi giudiziari, perché la giustizia muove risorse economiche che si vanno sempre più concentrando nei capoluoghi di regione»

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