#Ancona, prostitute cinesi alle Grazie in appartamento

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Prostitute cinesi alle Grazie, sgominata una organizzazione a piramide con base a Prato capace di controllare e decidere ogni passo delle squillo ‘sotto contratto’. Qui non si parla della solita banda di sfruttatori, ma di un reticolo di rapporti molto particolare. Gli investigatori della sezione di Pg della polizia locale di Ancona ci hanno impiegato tempo e fatica per ricostruire il fiorente giro di prostituzione che si svolgeva all’interno di un appartamento proprio alle Grazie, a due passi dal parco di Villa Beer. Mesi di intercettazioni telefoniche, di ricostruzione dei dialoghi, di analisi dei supporti telematici, computer, dei social network, per dimostrare come le prostitute fossero legate in maniera inscindibile alla testa del malaffare.

La parte informatica del lavoro è stata effettuata da uno specialista del settore, Luca Russo, che spesso ha collaborato a delicate indagini di polizia giudiziaria per conto della Procura. Per ora la Procura ha chiesto un provvedimento nei confronti di una donna, una 40enne di origini cinesi, residente appunto nel comune toscano. La donna è stata arrestata a maggio per sfruttamento della prostituzione, ma l’indagine a suo carico si è arricchita adesso dei dettagli vitali dell’inchiesta.

Nei guai però c’è finito pure il proprietario dell’appartamento, residente a Castelfidardo, denunciato per favoreggiamento della prostituzione. Le indagini hanno appurato, senza tema di smentita, che il soggetto sapeva perfettamente cosa avvenisse dentro le mura del suo alloggio ed anzi ne aveva favorito il servizio.

Gli inquirenti, guidati dal maggiore Marco Caglioti, stanno ricostruendo anche le modalità di pagamento delle rette affittuarie. Pare che il contratto di locazione non sia mai stato stipulato. Eppure i titolari dell’inchiesta lo avevano già avvertito e ammonito della cosa, ma lui ha pensato bene di continuare nel suo comportamento.

Sul consumo di sesso alle Grazie, era la donna che attraverso chiamate e messaggi gestiva ogni singola prestazione delle sue ‘lucciole’. Non venivano accettati clienti stranieri, ma soltanto italiani e a seconda della persona, delle richieste e della disponibilità economica, la titolare decideva quali prestazioni garantire, quanti soldi chiedere. Prestazioni che si aggiravano tra i 50 e gli 80 euro, con frequenti modifiche, sempre decise dalla ‘direttrice’ da Prato che però spesso si recava ad Ancona per affrontare i dettagli. Tra questi c’era stata la scelta della casa e del proprietario che doveva essere connivente per consentire lo svolgimento dei rapporti.

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