Esalazioni dell’API a Falconara, si tratta di incidente, sciopero lavoratori

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Mercoledì scorso un incidente classificato come ‘minore’ alla raffineria Api ha comportato la fuoriuscita di prodotto petrolifero dal serbatoio TK61, uno dei più grandi dello stabilimento, accanto al pontile di attracco del sito industriale. L’azienda parla di un evento dovuto alla manutenzione della grande cisterna (in disuso da febbraio 2017) per la realizzazione di un doppio fondo. Dal pomeriggio successivo, a partire dalle 18, Falconara è stata invasa a più riprese da esalazioni pestilenziali, che sono coincise con picchi orari di concentrazione di benzene e di idrocarburi totali.

I valori più alti, stando ai dati pubblicati sul sito di Arpam, si sono registrati sabato mattina alle 10, quando si è raggiunta la concentrazione di 79,2 microgrammi per metro cubo d’aria di benzene, sostanza classificata come cancerogena. Le ondate di cattivo odore hanno spinto centinaia di cittadini a chiedere l’intervento dei vigili del fuoco e il fenomeno è stato segnalato anche da Ancona e Senigallia.

Proprio nella mattinata di sabato il sindaco Goffredo Brandoni e l’assessore Matteo Astolfi, insieme ai tecnici Arpam, ai vigili del fuoco e agli agenti di polizia locale, che erano intervenuti sin da giovedì, hanno fatto un sopralluogo in raffineria. L’amministrazione comunale si è affidata alle autorità competenti, in particolare Asur Arpam, per valutare le ricadute del fenomeno sulla popolazione e domenica la protezione civile regionaleha convocato azienda, Comune, Asur, Arpam e vigili del fuoco per una prima valutazione interdisciplinare. Le autorità hanno rassicurato i cittadini, dato che nonostante i picchi di concentrazione di benzene non si è mai superata la soglia di esposizione acuta giornaliera. L’unico consiglio è stato quello di arieggiare i locali.

LA PROTESTA – Dopo il quinto giorno di esalazioni, cui si è aggiunta una pioggia di schiumogeno tra le bancarelle del mercato, anche il Comune ha deciso di fare denuncia per le emissioni maleodoranti messe in correlazione con l’incidente di mercoledì all’Api. Già sabato a fare da apripista erano stati i cittadini: in mille (dato aggiornato a ieri) hanno fatto la fila davanti alla Tenenza dei carabinieri per firmare la denuncia contro le esalazioni. La decisione dell’amministrazione comunale è stata presa dopo una mattinata caratterizzata dai contrasti: mentre sul sito del Comune, da domenica sera, era pubblicato il verbale di un incontro tra le autorità competenti che tranquillizzava sugli effetti delle emissioni, tanto da non raccomandare particolari misure di prevenzione, i cittadini si contattavano tra loro per capire cosa fare: mandare i figli a scuola? Fare attività all’aperto? Oppure barricarsi in casa per evitare nuove ondate di esalazioni, che puntualmente sono arrivate? Attraverso le chat dei genitori le insegnanti hanno informato che gli alunni sarebbero rimasti dentro le scuole, con le finestre chiuse.

«Avevamo sentito domenica i referenti del Comune – ha spiegato ieri Pino De Stavola, dirigente del Comprensivo Centro, che raccoglie le scuole situate nell’epicentro delle esalazioni – e non ci erano arrivate particolari direttive. Ci siamo comportati come avremmo fatto a casa e abbiamo mantenuto le finestre chiuse, perché le folate di cattivo odore sono state frequenti e intense, molto fastidiose anche se ci hanno detto che non sono pericolose».

All’uscita di scuola i ragazzi, madidi di sudore dopo ore nelle aule chiuse e con i termosifoni accesi, hanno riferito della mattinata da ‘reclusi’ in classe. L’Atletica Falconara ha comunicato tramite Facebook che non avrebbe fatto svolgere agli iscritti gli allenamenti all’aperto e Angela De Pace, della scuola di musica Marini, ha annunciato sempre via social che sta valutando la possibilità di chiudere fino a emergenza cessata, dato che l’edificio è arieggiato da bocchettoni che ricevono aria da fuori e le mura sono impregnate di odore di gas.

Eppure ieri il mercato era frequentato come ogni lunedì, nonostante il centro città sia stato bersagliato da una pioggia di schiuma, arrivata sempre dalla raffineria, dove viene utilizzata per attenuare le esalazioni. Si tratta comunque di una sostanza innocua, formata da acqua e sostanze biodegradabili. «Non abbiamo notato un calo di frequentatori – dicono Pierangela Bonafoni e Roberto Pietrucci, due commercianti ambulanti – ma il cattivo odore lo abbiamo sentito eccome, più volte nel corso della mattinata. Era molto intenso anche venerdì al mercato di Chiaravalle».
Incredibilmente tra i frequentatori del mercato c’erano anche alcuni cittadini che in questi giorni non si sono mai accorti del fenomeno né hanno letto dei disagi sui media e sui social. «Abito a Barcaglione – ha spiegato una signora – e lavoro ad Ancona. I cattivi odori? Non li ho sentiti».

LA RAFFINERIA – «La fase critica è superata, ma ci vorranno ancora un paio di giorni per riportare tutto alla situazione ordinaria. Contiamo di risolvere il problema in tempi rapidi». Ribadisce le rassicurazioni la raffineria Api e stavolta la fine dell’emergenza sembra più vicina. Nella notte tra ieri e oggi a Falconara è stata fatta arrivare dalla Germania una pompa a ingranaggio che dovrebbe aspirare in poco tempo il prodotto rimasto nel serbatoio TK61. Proprio la movimentazione del prodotto sta sprigionando le emissioni che da giovedì ammorbano Falconara, accentuate dalle condizioni meteo e dalla direzione dei venti. Le correnti molto forti di ieri mattina, oltre a trasportare in città lo schiumogeno utilizzato come ‘tappo’ per le emissioni, hanno provocato nuovi picchi di benzene «ma le concentrazioni giornaliere – ribadisce l’Api – non hanno mai superato il valore di esposizione acuta».

IL SUMMIT – Si è conclusa attorno alle 23 di ieri la riunione d’urgenza convocata al Castello di Falconara Alta dalla Regione Marche per affrontare l’emergenza delle esalazioni di benzene. La questione sarà affrontata di nuovo oggi nell’ufficio dell’assessore regionale all’ambiente Angelo Sciapichetti.

LO SCIOPERO – I lavoratori Api incroceranno le braccia il 27 aprile per protestare contro l’incidente che ha interessato il serbatoio TK61 della raffineria, «vista l’inadeguatezza della gestione dell’evento e le insufficienti risposte fornite»

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