Il 14enne voleva essere sicuro di morire, ricerche sul web

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È stato trovato con il polso destro legato alla cintura dei pantaloni Ghiennadi Mazzanti, il 14enne che nel tardo pomeriggio di venerdì si è tolto la vita impiccandosi con una corda ad una trave nella sede degli scout Cngei. Un particolare, quello del polso legato, su cui si sono soffermati gli inquirenti. Il pubblico ministero Paolo Gubinelli ha aperto un fascicolo contro ignoti. Un atto dovuto per consentire al consulente di parte, Marco Valsecchi, di partecipare all’autopsia che si terrà nei primi giorni della prossima settimana.

Il fascicolo è a carico di ignoti e il reato ipotizzato è quello di istigazione a suicidio. Gli investigatori non hanno elementi per ritenere che il giovane sia stato spinto da qualcuno ad uccidersi. Su un suo profilo web però, dove utilizzava lo pseudonimo di Ghigo, seguiva alcuni tutorial. Potrebbe aver cercato qualche video, anche digitandolo direttamente su un motore di ricerca. I carabinieri hanno sequestrato lo smartphone e il computer di casa, in cerca di indizi che potrebbero arrivare dalle chat o dalla cronologia.

Qualora dovesse emergere un video da lui visionato, su come togliersi la vita nel modo da lui seguito, nei guai potrebbe finire chi lo ha diffuso in rete. Il 14enne voleva essere certo che tutto andasse come programmato. Doveva morire ma perché? Rimane questo grande interrogativo. Era stato adottato all’età di tre anni e mezzo. È lui a raccontarlo in uno dei vari profili. Da Pinterest ad Instagram fino a Youtube e Google. Ne aveva diversi ma sembra non su Facebook a meno che non utilizzasse un nickname pure lì, ignoto a tutti. A fare la macabra scoperta i genitori venerdì sera. Il 14enne, capo scout, aveva partecipato ad alcune attività preparando anche i lupetti per una futura recita. Era uscito insieme agli amici. Aveva spostato la bicicletta, in modo che nessuno potesse immaginare che dentro ci fosse qualcuno.

Aveva poi raggiunto al buio il primo piano dove si è tolto la vita. Il custode, che abita in via Tevere, ha chiuso tutto poi proprio lui ha dato le chiavi ai genitori quando poco prima delle 21, preoccupati, sono andati a cercarlo convinti avesse dimenticato il cellulare lì. Una famiglia molto conosciuta e stimata in città. Il padre Mario Mazzanti, originario di Ostra, fa il fotografo. Aveva un negozio a Marzocca in passato e ora a Marina di Montemarciano. La madre Isabella Baldini è un architetto, figlia del geometra Otello Baldini, fondatore del SenbHotel. «Lo avevano chiamato ma non aveva risposto – racconta il nonno Otello – così sono andati a cercarlo, lo hanno trovato loro e si sono sentiti male, un dolore enorme. Siamo stati in ospedale fino all’una di notte. Siamo distrutti».

Anche il nonno cerca risposte. «Ultimamente era strano mi diceva la mamma, si era chiuso in se stesso – prosegue – . Aveva comunque contattato uno psicanalista». Ghiennadi aveva molte corteggiatrici, era un bel ragazzo. Frequentava il liceo Perticari, indirizzo economico sociale. Giocava anche a rugby. Ghiena, come molti lo chiamavano, aveva partecipato anche alla nazionale italiana under 10. «Escludo che la causa sia da attribuire all’adozione – prosegue il nonno – non ha mai chiesto di poter rintracciare i suoi genitori biologici».  (Corriere Adriatico)

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